Zofloya di Charlotte Dacre in italiano romanzo gotico

Zofloya, il romanzo gotico che ha scandalizzato l’Ottocento

Zofloya di Charlotte Dacre, un romanzo gotico audace, cupo e sorprendente, un classico del genere finalmente in italiano.

Introduzione: il fascino eterno del romanzo gotico

Il romanzo gotico è uno dei generi più affascinanti della letteratura europea. Nato nel Settecento con Il castello di Otranto di Horace Walpole e reso celebre dalle opere di Ann Radcliffe e Matthew Gregory Lewis, ha dato vita ad atmosfere di mistero, terrore e passione che ancora oggi conquistano i lettori.

Tra i testi più audaci e sorprendenti si colloca Zofloya, o il Moro (1806) di Charlotte Dacre, un’opera che ha scardinato le convenzioni del tempo e che merita di essere riscoperta come uno dei migliori romanzi gotici mai scritti.

Zofloya: desiderio, vendetta e dannazione

Ambientato nella Venezia di fine Quattrocento, Zofloya racconta la storia di Vittoria Loredan, una giovane donna superba e ribelle, cresciuta all’ombra di un passato familiare segnato dal sangue e dal tradimento. La sua sete di potere e vendetta trova un alleato nel misterioso Zofloya, un servo moro che appare nei momenti di maggiore disperazione. Ma la sua presenza è ambigua: dietro la promessa di forza e libertà si cela un oscuro disegno. Seduzioni, complotti e delitti trascinano Vittoria sempre più a fondo, fino al punto in cui il confine tra desiderio e dannazione diventa impossibile da distinguere.

Zofloya, un capolavoro dimenticato del romanzo gotico

Charlotte Dacre porta il romanzo gotico verso territori allora inesplorati. A differenza delle eroine virtuose di Ann Radcliffe, la protagonista di Zofloya è un’antieroina oscura: non subisce la violenza del destino, ma sceglie di sedurre, manipolare e dominare, guidata da forze tanto irresistibili quanto demoniache.

L’opera è intrisa di temi scandalosi per l’epoca: sessualità femminile, violenza, desiderio di vendetta, attrazione per il male. Non sorprende che il romanzo fu accusato di immoralità e oscenità, ma anche ammirato da figure come Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, che ne riconobbero la potenza visionaria.

Oggi Zofloya viene considerato un testo cruciale per comprendere non solo il gotico inglese, ma anche la nascita della sensibilità romantica e le riflessioni moderne sul corpo, sul genere e sulla libertà femminile.

Zofloya in italiano

Zofloya

Charlotte Dacre

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brossura con alette, pp. 352
ISBN 979-12-81707-18-4


Zofloya e gli altri grandi romanzi gotici

Per capire la sua originalità, basta confrontarlo con altri classici del gotico:

  • Il Monaco (1796) di M. G. Lewis – altro testo scandaloso e dirompente.
  • I Misteri di Udolpho (1794) di Ann Radcliffe – con l’eroina perseguitata e virtuosa.
  • Frankenstein (1818) di Mary Shelley – che unisce gotico e scienza moderna.

Se questi titoli rappresentano pietre miliari, Zofloya si distingue perché osa andare oltre: non condanna la sua protagonista, ma la lascia agire, ribellarsi e trasformarsi in simbolo di un desiderio femminile libero e pericoloso.

Per questo oggi possiamo definirlo, senza esitazione, uno dei migliori romanzi gotici della sua epoca.

Charlotte Dacre: la scrittrice dietro Zofloya

La vita di Charlotte Dacre (1771/72 – 1825) resta avvolta nel mistero, proprio come le atmosfere dei suoi libri. Figlia del banchiere Jacob Rey, uomo controverso e carismatico, Dacre si muove tra poesia e narrativa gotica con lo pseudonimo di “Rosa Matilda”, ispirato a una donna demoniaca del romanzo di Lewis.

La sua carriera letteraria inizia con raccolte poetiche, ma è con i romanzi – The Confessions of the Nun of St Omer (1805), Zofloya (1806), The Libertine (1807) e The Passions (1811) – che conquista notorietà e scandalo.

Amata da Byron e Shelley, ma osteggiata dai critici conservatori, viene accusata di indecenza e follia per aver osato raccontare eroine sessualmente ardite, violente e ribelli. Non figure angelicate, ma donne capaci di desiderare, di ribellarsi e di oltrepassare i confini imposti dalla morale patriarcale.

Charlotte Dacre morì a Londra nel 1825, lasciando un’opera letteraria che ancora oggi sorprende per la sua modernità.

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